Ciao Presidente Mattarella,

Vorrei si trattasse solo di un arrivederci ma, in attesa e con la speranza di belle notizie, vorrei dedicarLe poche righe che possano darLe la misura della sconfinata stima e dell’immenso rispetto che nutro verso di Lei.

Ormai 7 anni fa quando sentii il suo nome risuonare in quel Parlamento affollato, pensai alla bellezza che sa dipanarsi nella storia, allo straordinario percorso che compiono alcune vite.

Pensai che Lei sarebbe stato un siciliano chiamato ad andare in alto per far grande l’Italia, per essere testimone e rappresentate, difensore e sostenitore del più prezioso dono che la storia ci ha regalato, la nostra martoriata e fiera Repubblica.

Lei, Presidente, ha incarnato quel sentimento di unità nazionale, che la Costituzione la invita solo a rappresentare.

Lei l’ha fatto suo, lo ha indagato e ce lo ha consegnato con amore e dedizione, insegnandoci senso di responsabilità, coscienza e buon senso. È riuscito a stare vicino ad amministratori locali e rappresentanti europei allo stesso modo, con educazione, efficacia e rispettoso pragmatismo non dimenticando nessuno.

Ogni cittadino ha sentito la Sua presenza, come uomo spettinato privato del barbiere durante la prima ondata di pandemia o come fulgido esempio di unità istituzionale, commosso, il 2 giugno, davanti un Altare della Patria deserto.

È stato chiamato ad affrontare un settennato difficile e delicatissimo sotto plurimi profili, dalle ripetute crisi di governo, agli attacchi alle grandi sigle sindacali, dall’emergenza immigrazione alla triste e disumana pandemia che ancora siamo costretti a vivere.

Eppure, Presidente, sarà il cuore siciliano vestito da un aspetto di sobrietà asburgica, sarà la fierezza della legalità che da Piersanti a Lei non ha mai vacillato, sarà la tenerezza che traspare dal suo sguardo tutte le volte che pronuncia le parole Italia, Repubblica, Democrazia, in Lei ogni italiano e ogni italiana ha trovato una guida, un riferimento di lucidità e coerenza.

È il sentimento di gratitudine che vorrei trasmetterle, a nome mio certo, ma anche a nome di ogni cittadino, amministratore, medico, operaio, rappresentante delle Istituzioni, insegnante innamorato di una bandiera, a volte lisa, che sa di speranza, purezza e sangue, di quello sventolante tricolore che ogni italiano ha cucito sul proprio cuore.

Grazie Presidente e, mi permetta, buona domenica.

Con immensa stima,

Michele Catanzaro