La sensazione è che si proceda in ordine sparso, con molti interlocutori i quali sembrano recitare a soggetto, lanciando proposte che non hanno alcun’altra funzione se non quella di soddisfare la pancia di qualche capo elettore, specie sul tema della distribuzione dei pazienti Covid e della destinazione di strutture ospedaliere dedicate alla cura del virus.

Si tratta di un tema delicatissimo, rispetto al quale il rischio, procedendo di questo passo, è quello di scatenare un’autentica “guerra fra poveri, uno scontro fra campanili che contrapponga comunità limitrofe, senza una riflessione di fondo seria e consapevole.

Atteniamoci dunque ad alcuni dati di fatto incontrovertibili, che mi provengono da una discussione e da un confronto con chi ne sa più di me, prestando la propria professionalità negli ospedali, da sempre al servizio dei malati.

L’ASP di Agrigento è suddivisa in:

La suddivisione dell’ASP di Agrigento in AG 1, che comprende i Presidi Ospedalieri di Agrigento, Canicatti e Licata ed AG 2, che comprende gli ospedali riuniti di Sciacca e Ribera, adesso commissariata rende evidente come la ripartizione dei servizi e dell’assistenza sanitaria vada programmata tenendo conto delle contingenze logistiche dei presidi ospedalieri, delle distanze fra comunità sede di nosocomi e dei collegamenti stradali ed infrastrutturali.

Nell’ambito di una tale riprogrammazione va tenuto debitamente conto della specificità del virus che stiamo combattendo: i pazienti cosiddetti “Covid”, infatti, sono il terminale di una malattia infettiva ad alta contagiosità, particolarmente insidiosa per tutte le fasce di età, particolarmente pericolosa per le fasce di età sopra i 50 anni, con sviluppo nelle forme più gravi di una polmonite bilaterale associata ad insufficienza respiratoria, che pertanto necessita di assistenza ventilatoria; nei casi gravi, attaccati al ventilatore e monitorati, con tempi di degenza lunghi, prognosi comunque riservata sulla vita ed un impegno assistenziale gravoso.

Appare di tutta evidenza come i malati Covid debbano essere tenuti separati fisicamente dagli altri pazienti e curati in contesti isolati ed asettici, garantendo apparecchiature specifiche ed ambienti attrezzati.

Del resto, l’esperienza della Lombardia, ma anche la specificità della situazione emersa presso il reparto di Medicina del nosocomio saccense dimostra come sia essenziale provvedere nel più breve tempo possibile ad un isolamento dei pazienti affetti da Covid 19, puntando sulla professionalità e sulla volontarietà della scelta, che deve essere garantita attraverso l’impiego dei presidi di protezione, assicurazione specifica e forme di incentivazione economica, da parte di Regione Sicilia.

Ritengo che questi temi, che sono incontestabili, assumano priorità rispetto alla scelta del presidio ospedaliero da dedicare ai malati Covid; scelta che il Governo regionale deve assumere sulla base di argomentazioni tecniche e scientifiche oggettive, non perché tirato per la giacchetta dal deputato di questo o di quel comune, non sulla base di calcoli o convenienze politiche di parte; il Governo e l’ASP devono al contrario assumere scelte che pongano al centro la tutela delle diverse categorie di pazienti, del personale medico, paramedico ed infermieristico e delle comunità agrigentine, improntando le loro scelte alla massima unità e condivisione possibile.

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