“Se c’è un uomo in mare, va salvato”. Punto. Non c’è da discutere, commentare, neanche pensare. È una di quelle frasi che non ammettono contestazione e Carlo Giarratano la dice con una tale pacatezza da farla sembrare – e davvero lo é – la cosa più naturale del mondo.

Ha quasi 40 anni, fa il pescatore da sempre e da ieri vive una notorietà che non comprende. Ha sempre vissuto nel mare, seguendo quegli insegnamenti semplici e profondi che suo padre Gaspare, pescatore come lui, gli ha trasmesso insieme alla conoscenza dei venti, delle correnti e della fatica. Come se non ci fosse nulla di straordinario nel salvare la vita di un uomo, o di 50 in questo caso, in mare in difficoltà.

Beh, a sentirlo parlare, ci si sente un po’ stupidi: come si può anche soltanto pensare di non stringere la mano di un uomo che urla spaventato in mezzo alle onde, come si può pensare di essere cristiani e non versare lacrime per tutte quelle mani che, invece, non riescono ad aggrapparsi e, ancora peggio, come si può pensare di dar retta a tutti quei leoni da tastiera (mi perdoni il re della foresta) che sputano sentenze violente contro chi salva una vita in mare? Sono tornato a casa, nella mia Sciacca, ad incontrare Carlo, a stringergli la mano, che era la stessa con cui ha bucato il muro di disumanità che sembra averci circondato i cuori, perché sono fiero di essere suo concittadino e perché, al netto d’ogni sentimentalismo, il suo gesto è davvero importante. Se il senso della buona domenica è provare a suscitare una speranza, a strappare un sorriso, se scrivere é un modo per narrare la realtà con tentata oggettività e strumento di comunicazione, raccontare della Giarratano è un atto dovuto nei confronti dell’umanità tutta.

Perchè dibattiti, leggi, proposte diventano scatole vuote dinnanzi la semplicità di un gesto tanto naturale quanto straordinario, perché siamo uomini nella misura in cui riconosciamo nell’altro un nostro pari e ne comprendiamo il valore, siamo uomini, cittadini italiani e del mondo, nella misura in cui piangiamo per ogni vita spezzata in mare e lottiamo affinché nessun bambino sia più costretto a portare con sé la pagella cucita alla maglia attraversando il Mediterraneo. Grazie a Carlo, capitano coraggioso, grazie a tutto l’equipaggio della Accursio Giarratano perché siete uomini valorosi e ci rendete orgogliosi d’essere siciliani e, con una punta d’orgoglio, saccensi. Buona domenica.

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