DOPO 18 ANNI, LA RIFORMA DELLA PESCA È STATA FINALMENTE APPROVATA

Oggi abbiamo assistito ad uno degli avvenimenti che segnano la storia di una categoria produttiva.
Perché se c’è la storia dei grandi avvenimenti, quella che si racconta sui libri e si studia nelle scuole, c’è anche quella che si fa tutti i giorni, ciascuno nel proprio ruolo, e che è in grado di cambiare l’esistenza di tante persone.

Eravamo chiamati a dare forma alle tante speranze degli operatori del mare che, in quasi 20 anni hanno urlato senza essere ascoltati, hanno sofferto senza trovare conforto nella politica e hanno resistito come solo chi conosce l’alea del mestiere del pescatore sa fare.

Essere nato a Sciacca, in uno dei porti più antichi e vivaci della Sicilia ha segnato profondamente tutta la mia esistenza e ritengo il mio operato politico. Per chi è nato a mare, chi conosce il suo profumo e costruisce le proprie giornate in base al colore delle onde, la pesca non è un’attività produttiva come un’altra. Sa di casa, di nostalgia e dolore, di gioie e speranze disilluse.
Forse anche per questo sono davvero orgoglioso di aver presentato questa proposta e avervi dato ulteriore contributo, quale vicepresidente della commissione attività produttiva.

Se il lavoro del pescatore è, per sua natura, legato alla mutevolezza delle condizioni climatiche, assumendo su di sé il rischio della bonaccia e della tempesta, la normativa deve essere – al contrario – un punto fermo nella vita di chi lavora nel mare. Per questo la proposta odierna arriva, in un clima di confusione e sovrapposizione di diversi livelli legislativi, quale riferimento univoco per chi si approccia, in modo tradizionale o innovativo, all’attività lavorativa legata alla pesca.

Ecco, quindi, la regione Sicilia con i suoi 1600Km di coste, con le marinerie tra le più grandi d’Europa e del Mediterraneo, con le sue riserve marine, con la peculiarità di varie specie di pescato e la ultramillenaria tradizione,  si è dotata un testo normativo valido e all’avanguardia che faccia tesoro del patrimonio anche culturale che la pesca rappresenta ma che sappia proiettarsi al futuro attraendo le nuove generazioni.

Abbiamo quindi pensato ad una riforma che tocchi tutti i punti nevralgici dell’attività della pesca e che contempli le diverse esigenze degli operatori del mare:

  1. strumenti di programmazione (quali i piani di gestione locale),
  2. istituzione dei registri delle identità mediterranee e dei borghi marinari;
  3. l’istituzione delle strade del tonno rosso, itinerari culturali allo scopo di valorizzare i paesaggi, gli ambienti e gli strumenti legati alla tradizione della pesca di tale specie di pesce pelagico.
  4. Nuova regolamentazione del commercio dei prodotti ittici che vedrà la partecipazione attiva degli enti comunali, più vicini alle peculiarità proprie delle marinerie di porto in porto;
  5. E poi, ancora nuove e più chiare regole per la pesca professionale, in cui rientrano il pescaturismo e l’ittiturismo, e le attività ad essa connesse. Queste,  insieme ad altre attività collaterali come la ristorazione e l’attività didattica a bordo e in banchina, costituiscono le attività del cd. Turismo azzurro, disciplinato dall’art. 14.
  6. Riorganizzazione anche delle attività didattiche legate al mare e alla pesca. Viene fornita la definizione e la disciplina delle barche didattiche, cioè imbarcazioni dove si esercitano attività educative e promozionali volte a diffondere la cultura del mare e della pesca.
  7. Definizioni di pesca sportiva e ricreativa, prevedendo una serie di divieti specifici per quest’ultima e individuando gli attrezzi consentiti per l’esercizio di tale attività.

Si tratta, a ben vedere, di una riforma organica che abbiamo pensato ascoltando le categorie produttive, i rappresentanti degli enti locali, i pescatori, le associazioni, ossia tutti gli operatori che saranno coinvolti nell’utilizzo, il più responsabile possibile, del mare e delle coste.
Anche in questa occasione ritengo di dover ricordare anzitutto a me stesso che il mare non è un argomento che può esser divisivo ma che, invece, abbiamo il dovere di custodire sicuramente di concerto con chi, nel e per il mare, vive.

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