Buona domenica,

Tra un mese, siamo chiamati al rinnovo del parlamento Europeo. Con voi oggi vorrei iniziare delle riflessioni in modo da giungere a questo importante appuntamento un poco più coscienti.

Europa si , Europa no…Questo è il dilemma.
Mi basta veramente un attimo per rendermi conto che la risposta è proprio ovvia (a voi la svelerò solo alla fine, giusto per mantenere un po’ di suspance), ma allo stesso tempo immagino già folle oceaniche che al medesimo dubbio rispondono con le argomentazioni più varie e più o meno coscienti.
Certo tra crisi greca, muro in Ungheria e l’annosa e ancora irrisolta vicenda della Brexit, gli ultimi anni d’Europa non sono stati troppo brillanti, ma – in tutta onestà – il fantasma del nazismo è stato debellato solo 60 anni fa… della serie, “non si stava di certo meglio prima“.
Ma torniamo a noi. I fautori del convinto Europa NO (gli antiEuropei), muovono dal presupposto, immagino, che siamo in grado – come Italia s’intende – di bastare a noi stessi. Ora, visto che sposare la linea grillina del “questo lo dice lei” è da incompetenti e significa crocifiggere anni di logica, filosofia e scienza, sarei curioso di sapere cosa mettono nelle loro automobili questi convinti antieuropeisti, come gestiscono i rapporti con investitori oltreoceano, con quali finanziamenti hanno risollevato le sorti delle loro terre nelle campagne o garantito il ripopolamento dei  mari. Ma non voglio anticiparvi di certo la mia ovvia risposta al quesito iniziale. Quindi cercherò di mantenere la calma. La fazione del No nutre una profonda nostalgia per il famoso vecchio conio (manco fosse uno di famiglia). Ma davvero si può continuare a pensare che il problema sia il colore della moneta e non che viviamo in un mondo che viaggia a velocità supersoniche e che ha attraversato una crisi serissima? Davvero qualcuno può ancora pensare che la cara vecchia Lira – pace all’anima sua – avrebbe potuto arginare i crolli dei mercati? Già le vedo le file dietro i panifici con carrelli pieni di banconote.
Ecco, mi sono fatto prendere la mano e vi ho svelato cosa penso invece io dell’Europa. Credo l’Europa sia il sogno di una comunità di persone e Stati che è nata dall’idea di pace di uomini di altri tempi. Sono stati loro, nella piccola Ventotene a costruire l’Unione Europea, progetto di pacificazione e fratellanza tra uomini, prima ancora che mercato unico. Avere l’arroganza di pensare di bastare a se stessi è assolutamente da irresponsabili. E questo continente, questo pezzo di pianeta che parte dal giardinetto di casa nostra e arriva ai fiordi norvegesi, agli Urali e poi ancora alle coste portoghesi, che passa sulle acque del Danubio fino alla cima della Tour Eiffel, dobbiamo consegnarlo alle generazioni future con senso di responsabilità. Una responsabilità a cui solo tutti insieme possiamo farvi fronte.

 

Fine prima parte

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